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Caro carburanti: i dati inchiodano il Governo, la proroga delle accise era l’unica via auspicabile

L’analisi approfondita dell’andamento dei prezzi dei carburanti non lascia spazio a interpretazioni di sorta: la decisione di non prorogare il taglio delle accise si sta rivelando un colpo durissimo per i bilanci di famiglie e imprese. I dati parlano chiaro e mostrano una curva dei prezzi in costante e preoccupante ascesa.

L’analisi dei dati: un’impennata inarrestabile

Esaminando la serie storica dei dati sul gasolio e sull’indicatore di riferimento dei costi industriali (SSP), emerge una dinamica allarmante:

  • Valori minimi iniziali: All’inizio del periodo monitorato, il gasolio registrava una media di circa 1,599 €/L, offrendo un respiro temporaneo ai consumatori.
  • Picchi record recenti: Negli ultimi rilevamenti analizzati, il prezzo del gasolio ha toccato quota 2,389 €/L, evidenziando un divario impressionante rispetto ai costi industriali di base.
  • La pressione fiscale: Il grafico dimostra come la componente fiscale e l’assenza di interventi calmiranti pesino in modo sproporzionato sul prezzo finale pagato alla pompa dai cittadini.

Perché il Governo doveva prorogare il taglio

Di fronte a un quadro economico caratterizzato da spinte inflattive persistenti, la mancata proroga delle accise rappresenta una scelta miope. Mantenere sgravi fiscali strutturali o temporanei avrebbe protetto il potere d’acquisto dei lavoratori pendolari e arginato i rincari a cascata sui beni di prima necessità, i cui costi di trasporto dipendono strettamente dal prezzo del gasolio.

Ignorare questi segnali significa scaricare interamente sui contribuenti il peso di una congiuntura complessa. Intervenire con decisione prorogando le accise non era solo un atto di equità sociale, ma una misura economica fondamentale per evitare il soffocamento del tessuto produttivo italiano.

Graziano Iaccarino